di Michele M. ippolito

Nel dibattito sulla semplificazione amministrativa del sistema scolastico è emersa, recentemente, l’ipotesi di superare l’obbligo di rinnovo annuale del Piano Educativo Individualizzato (PEI). L’obiettivo dichiarato è quello di “snellire il carico burocratico che grava su docenti, istituzioni e famigli”e. Tuttavia, analizzando la questione da una prospettiva tecnica e normativa, l’idea di rendere il PEI un documento pluriennale o modificabile solo “all’occorrenza” presenta criticità strutturali che rischiano di depotenziare l’efficacia dei percorsi di inclusione.

Considerare la revisione periodica del PEI un mero adempimento formale significa fraintendere la natura stessa di questo strumento. Il PEI, introdotto dalla Legge 104/1992 e disciplinato dal D.Lgs. 66/2017 e dal Decreto Interministeriale 182/2020, non è un contratto statico, bensì un progetto dinamico di vita. La normativa lo definisce come il dispositivo centrale per individuare gli strumenti, le strategie e le modalità didattiche volte ad abbattere le barriere e a valorizzare i facilitatori nell’ambiente scolastico.

L’ipotesi di mantenere invariato il PEI per più anni si scontra con una realtà fondamentale: l’evoluzione cognitiva, affettiva e relazionale di un alunno in età scolastica non è un processo lineare né prevedibile a lungo termine. Ipotizzare che un piano possa restare valido nel tempo implica presupporre una stasi nel percorso di sviluppo dell’alunno, proprio in una fase della vita caratterizzata da trasformazioni profonde e continue. Il funzionamento di una persona è il risultato dell’interazione costante tra le sue caratteristiche individuali e il contesto circostante. Con il passaggio da un anno scolastico all’altro cambiano le richieste didattiche, i gruppi classe, i docenti e le dinamiche di socializzazione. Di conseguenza, cambiano anche i bisogni e le risposte dell’alunno.

Il grande psicologo dello sviluppo Jean Piaget ha mostrato come l’intelligenza si strutturi attraverso un continuo riadattamento all’ambiente: «L’intelligenza è ciò che usi quando non sai cosa fare. L’adattamento è un equilibrio dinamico tra l’assimilazione e l’accomodamento.»  Se l’apprendimento è una ristrutturazione continua, la progettazione didattica non può rimanere fissa. Fissare obiettivi a lungo termine senza una verifica periodica rischia di trasformare l’intervento educativo in una prassi rigida.

Dal punto di vista procedurale e giuridico, la revisione annuale del PEI costituisce il momento chiave in cui il Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione (GLO) – composto da docenti, specialisti della salute e genitori – valuta i risultati raggiunti e riprogramma il percorso. È proprio in questa sede che si quantificano e motivano le risorse necessarie per l’anno successivo, tra cui le ore di sostegno, l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione e gli strumenti tecnologici compensativi. Rendere facoltativa o diradata questa verifica rischia di indebolire la garanzia del diritto allo studio e la personalizzazione dell’insegnamento.

La criticità riscontrata nelle scuole non risiede nella frequenza dell’aggiornamento del PEI, ma nelle modalità con cui talvolta viene redatto, che rischiano di scivolare nel formalismo. La risposta a questa criticità non dovrebbe essere il diradamento delle scadenze, ma il miglioramento della qualità della progettazione e della formazione del personale.

Ogni anno scolastico richiede un PEI aggiornato perché ogni anno l’alunno affronta una tappa diversa del proprio percorso di crescita. Garantire una revisione annuale e sistematica significa confermare che la scuola considera la persona con disabilità un soggetto in continua evoluzione, le cui potenzialità vanno continuamente osservate, stimolate e riprogettate.