Chi ha mai detto che il mercato, la concorrenza e le reti telefoniche, anche dal punto di vista amministrativo, non possano vestirsi di romanticismo e toccare il cuore umano, prima ancora dell’agire burocratico?
Il sostenitore di una simile tesi dovrebbe ricredersi all’istante, semplicemente leggendo la segnalazione del 10 marzo dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, che ai sensi dell’art. 21 della legge n. 287/1990 ha rappresentato all’Anci alcune problematiche di natura concorrenziale, con riferimento ad un progetto su scala nazionale di due note società telefoniche.
Ebbene, L’amore e il romanticismo entrano nelle logiche di mercato, proprio perché i progetti “incriminati”, e segnalati dall’antitrust, riguardano la riconversione delle cabine telefoniche in cabine digitali Multiservizi.
Parliamo delle cabine telefoniche, dei “telefoni del vento”, e dell’immaginario collettivo a cui esse ci riportano: quanti burocrati, dirigenti e funzionari, che oggi vivono in simbiosi con smartphone, pc e tablet, attaccati all’ultima notifica o alle cuffie per l’ennesimo corso online, non hanno ricordi teneri e nostalgici legati alla cabina del telefono? Quante volte tutti noi abbiamo indugiato vicino a quel grande rettangolo metallico aspettando che si liberasse per fare una chiamata, o semplicemente entrando per ripararsi dal freddo e dalla pioggia, o magari per rubare un bacio o un abbraccio?
Sembra incredibile, ma anche quest’epopea sta per finire: il progetto di riconversione delle cabine, approvato già dal Comune di Milano e dal Comune di Bari, sta prendendo forma in tutta Italia e prevede la trasformazione de vecchi locali in spazi diversi da utilizzare per fornire vari servizi, anche di promozione e informazione culturali, alert pubblici, strumenti di contrasto alla violenza o alla microcriminalità e, last but not least, installazioni pubblicitarie.
È proprio su quest’ultimo punto che si inserisce la segnalazione dell’Antitrust ad Anci, che oltre ad essere animata, presumibilmente, dagli intenti romantici di cui sopra, intende evidenziare che gli impianti pubblicitari possano violare principi di non discriminazione e distorsioni della concorrenza nella settore della pubblicità esterna, senza l’attivazione di procedure competitive.
Non serve, secondo AGCM, a mitigare la portata potenzialmente distorsiva del progetto, neanche la non esclusività dello stesso, atteso che gli spazi pubblici nell’ambito cittadino sono comunque limitati e dunque le compagnie interessate finirebbero comunque per avere un vantaggio competitivo ingiustificato.
L’Autorità invita l’associazione rappresentativa dei Comuni (lo stakeholder per eccellenza) ad adottare procedure competitive e altre azioni necessarie a limitare la distorsione del mercato, e attende risposte da parte dei comuni.
All’operatore amministrativo, che magari si troverà sul tavolo la questione soprattutto negli enti locali che non hanno ancora aderito al progetto, non resta che studiare soluzioni equilibrate e bilanciate, nel rispetto del codice dei contratti, e nel tentativo di soffocare o addolcire la nostalgia per l’età dell’oro delle amate, e in futuro rimpiante, cabine telefoniche.