Progressioni verticali: il 30% è limite massimo e invalicabile e va calcolato sulle nuove assunzioni per area o categoria inserite nel PTFP.

di Carlo Piscitelli

Alcuni aspetti normativi in merito alle progressioni verticali sono stati chiariti dalla Corte dei Conti Toscana, con Delibere nn.34-35/2021, in risposta a due richieste formulate da Comuni.

La sezione controllo toscana ha sottolineato innanzitutto che per la corretta applicazione dell’espletamento delle procedure, riveste carattere essenziale l’approvazione del piano triennale di fabbisogno del personale (PTFP), che costituisce lo strumento programmatorio fondamentale per le politiche assunzionali, in quanto individua la dotazione di personale che l’amministrazione ritiene rispondente ai propri fabbisogni, riferimento per l’applicazione di quelle disposizioni di legge che assumono la dotazione o la pianta organica come parametro di riferimento; fabbisogno che deve essere approvato ex ante rispetto alle decisioni dell’Ente in materia di assunzioni.

Le procedure di attribuzione di attivazione di progressioni verticali (o passaggio tra aree) previste attualmente dal nostro ordinamento sono le seguenti:

  • concorso pubblico ai sensi dell’art.52, comma 1-bis, del D. Lgs. N.165/2001 con riserva di posti a favore del personale interno, in misura comunque non superiore al 50% dei posti messi a concorso, come previsto dall’art. 24 del D.Lgs. n.150/2009, ove l’Amministrazione intenda valorizzare le competenze professionali sviluppate dai dipendenti, in relazione alle proprie specifiche esigenze.
  • procedure selettive per la progressione tra le aree riservate al personale di ruolo con tetto massimo pari al trenta per cento delle nuove assunzioni previste nei piani dei fabbisogni per la relativa area o categoria, espletabili per il triennio 2020-2022, fermo restando il possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, come previsto dall’art. 22, comma 15, D. Lgs. n.75/2017 (come modificato dall’art. 1, comma 1-ter, D.L. n. 162/2019, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 8/2020, che così dispone: “le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare le professionalità interne, possono attivare, nei limiti delle vigenti facoltà assunzionali, Il numero di posti per tali procedure selettive riservate non può superare il 30 per cento di quelli previsti nei piani dei fabbisogni come nuove assunzioni consentite per la relativa area o categoria. In ogni caso, l’attivazione di dette procedure selettive riservate determina, in relazione al numero di posti individuati, la corrispondente riduzione della percentuale di riserva di posti destinata al personale interno, utilizzabile da ogni amministrazione ai fini delle progressioni tra le aree di cui all’articolo 52 del decreto legislativo n. 165 del 2001. Tali procedure selettive prevedono prove volte ad accertare la capacità dei candidati di utilizzare e applicare nozioni teoriche per la soluzione di problemi specifici e casi concreti. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni, l’attività svolta e i risultati conseguiti, nonché l’eventuale superamento di precedenti procedure selettive, costituiscono titoli rilevanti ai fini dell’attribuzione dei posti riservati per l’accesso all’area superiore”.

 

Per tali ultime selezioni previste dall’art.22 comma 15 del D. Lgs. n. 75/2017, di natura eccezionale e ammesse solo per il triennio 2020-2022 (in precedenza, analoga norma si riferiva al triennio 2018-2020 e prevedeva un limite del 20%) la Corte dei Conti Toscana si è così espressa:

  • la base di calcolo da prendere in considerazione per definire il 30% è quella delle assunzioni programmate, categoria per categoria o area per area, nel triennio 2020-2022 nell’ambito del PTFP, indipendentemente dall’entità (percentuale) della spesa sulla quale tali “nuove assunzioni” possono incidere” (SRC Puglia, deliberazione n.42/2018/PAR). Tale soluzione appare obbligata, considerando il carattere eccezionale e derogatorio della norma in esame rispetto alla procedura ordinaria prevista dall’art. 52 del D.lgs. 165/2001.
  • il tetto del 30% delle progressioni attivabili sui posti disponibili va considerato in termini numerici come limite massimo e invalicabile non suscettibile di arrotondamenti per eccesso.
  • tra le procedure selettive su cui calcolare il limite del 30% per l’attribuzione di progressioni verticali, possono essere ricomprese anche le assunzioni per mobilità. A tal proposito la Corte specifica che la norma, riferendosi alle assunzioni, non prevede specificazioni o esclusioni, e che il nuovo calcolo della spesa assunzionale introdotto dal Decreto Crescita, è effettuato tenendo conto del rapporto tra la spesa di personale e le entrate correnti; pertanto la mobilità non può più essere considerata neutrale dal punto di vista finanziario, ma sempre vera e propria nuova assunzione.

Esempio:

  • 10 posti della categoria da ricoprire
  • 3 posti della categoria destinati a selezioni per progressioni verticali.
  • 7 posti della categoria coperti con mobilità propedeutica all’indizione del concorso pubblico o con concorso

 

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