Uno degli argomenti più dibattuti in questi giorni negli uffici del personale (o risorse umane, una denominazione oggi un po’ passata di moda …) nei Comuni è se coinvolgere la CGIL a informazione e confronto. Come sappiamo la CGIL non è infatti tra i firmatari del CCNL 22-24, pertanto in base agli artt. 4, 5, 6 e soprattutto 7 non dovrebbe essere coinvolta.
Sul tema si era espresso il Tribunale di Roma (naturalmente Sezione lavoro III sentenza 774/25), a gennaio 2025 per una vertenza che riguardava in quel caso la UIL come non firmataria del CCNL istruzione e ricerca. La questione era esattamente la stessa nella quale oggi ci troviamo noi con la CGIL (anche perché i contratti nazionali dei vari comparti sul tema delle relazioni sindacali sono tutti un po’ fotocopia). In quel caso viene data ragione alla UIL che, pur non firmataria del CCNL, otteneva di poter partecipare non ai tavoli di contrattazione decentrata ma agli altri strumenti di confronto sindacale, disapplicando gli articoli del CCNL che, espressamente, non lo permettono.
Il provvedimento, all’indomani della notizia della mancata firma del CCNL 22-24 da parte della CGIL, è subito filtrato nelle innumerevoli chat di noi funzionari e naturalmente ci ha lasciati perplessi. Che si fa? Ammettiamo la CGIL o no?
Anche perché, manco a dirlo, sono già partite reciproche diffide. Anzi no, diffide da parte delle altre OOSS ai Comuni a non invitare la CGIL e diffide sempre ai Comuni della CGIL a invitarla (perché siamo naturalmente noi a dover combattere anche le battaglie degli altri, il cerino resta chissà perché sempre bene acceso nella nostra mano).
Sorprendentemente (almeno per me, vecchio funzionario ormai quasi completamente sfiduciato) ARAN seppure non con riguardo agli Enti locali, rispondendo ad un istituto scolastico (come noi Enti locali assalito dai dubbi) ha stavolta proprio il 31 dicembre scorso risposto chiaro e tondo che la CGIL non può prendere parte agli istituti delle relazioni sindacali (informativa, confronto e contrattazione) a qualsiasi livello decentrato.
Certo, è ARAN che lo dice, non un giudice, ma forse può bastare …
Fortunatamente (?) sempre a fine 2025 (ma la notizia è filtrata nelle già richiamate chat in questi giorni) la stessa cosa è stata detta da un altro Giudice del lavoro, questa volta quello di Reggio Emilia (Decreto ex art. 28 L 300 n. 1434/25) che, in breve, ha valutato come antisindacale il comportamento tenuto dalla Procura della Repubblica che aveva invitato a un tavolo di contrattazione integrativa alcune OOSS non firmatarie del CCNL Funzioni Centrali.
Certo, la Procura in quel caso aveva invitato le OOSS addirittura alla sessione negoziale di contrattazione integrativa, e questo nessuno di noi funzionari dei Comuni, credo, avrebbe mai pensato di farlo. Però il provvedimento del Tribunale di Reggio Emilia fa alcune considerazioni che mi pare riguardino anche il confronto e l’informazione. Leggiamole: “Tale principio generale, calato nel caso in esame, consente di ritenere violativa del concetto di rappresentatività la condotta contestata, atteso che ammettere al tavolo decentrato indiscriminatamente tutte le forze sindacali significa da un lato indebolire l’effettivo potere di contrattazione in quel contesto delle forze che per legge hanno diritto alla partecipazione (potendo crearsi alleanze e/o maggioranze che alterano gli equilibri, potendo avere un peso decisivo proprio i voti di soggetti non legittimati), e, dall’altro, consegnare all’esterno (e cioè alla platea dei dipendenti/elettori/iscritti) l’immagine dell’inutilità dell’adesione alla contrattazione nazionale ai fini della rappresentanza, dunque di fatto la delegittimazione dell’azione sindacale a livello statale”.
Chi ha ragione? Tribunale di Roma o Tribunale di Reggio Emilia?
E soprattutto, che dobbiamo fare?
Ammettere o non ammettere la CGIL anche a confronto e informazione? In entrambi i casi si rischia di adottare un comportamento antisindacale, che può essere indifferentemente sollecitato da tutte le OOSS sempre in conflitto più o meno latente tra loro. Come si fa si sbaglia, verrebbe da dire …
Dipenderà (come al solito …), dai giudici. Almeno si parlassero, dico io …