La Giunta Regionale pugliese ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale, la legge di bilancio di 2026, legge 30 dicembre 2025, n. 199, perché definisce i Livelli Essenziali delle Prestazioni per i servizi di assistenza all’autonomia ed alla comunicazione per gli alunni disabili nelle scuole di ogni ordine e grado del Paese senza, però, stanziare sufficienti risorse. La decisione è stata presa, con delibera, dalla Giunta Decaro e dovrebbe essere presto seguita da altre Regioni italiane, ad iniziare dalla Campania.
A finire sotto la lente di ingrandimento della Regione Puglia sono i commi dal 706 al 711 della legge di bilancio, che prevedono, tra l’altro, un tetto minimo di ore obbligatorie di servizio per disabili, pari a cinquanta all’anno. Una vera e propria miseria, pari a meno di un’ora di servizio a settimana, che sarà, però garantita con una dotazione minima di fondi statali, prelevati dal Fondo unico per l’inclusione e del Fondo di solidarietà comunale. La norma prevede un’attuazione graduale: per il biennio 2026-2027 gli Enti Locali dovranno continuare ad erogare i servizi attingendo a risorse proprie se non saranno sufficienti le risorse statali, mentre dal 2028 le prestazioni minime saranno garantite con risorse statali, al di là della disponibilità finanziaria dei singoli Comuni.
La mini-riforma, che sembra assolutamente insufficiente data la complessità del problema e l’aumento esorbitante del fabbisogno negli ultimi anni, dà vita il Registro nazionale che dovrebbe diventare pienamente operativo, salvo proroghe, entro il 31 dicembre 2027. Le scuole dovranno inserire i dati relativi al numero dei disabili e delle ore di servizio da fornire su una ennesima piattaforma ministeriale e, solo in seguito a questi adempimenti, sarà effettuato il riparto delle risorse. Chi, ad esempio, avrà saltato il censimento, non riceverà nulla, danneggiando ulteriormente gli utenti disabili.
La legge di bilancio, spiega la Regione Puglia in un proprio comunicato, “sarà impugnata nelle parti in cui non è stata effettuata un’adeguata istruttoria volta a verificare gli impatti di spesa e la capacità degli enti territoriali di sostenerne il peso economico, non è stata disposta la copertura finanziaria dell’istituito LEP a carico dello Stato ed è stato assegnato un fondo insufficiente per la fase transitoria relativa agli anni 2026-2027.”
Al momento lo Stato impegna, per l’attività di assistenza ai disabili prevista dal decreto legislativo 66 del 2017, denominato “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”, una somma di circa 240 milioni di euro. Le principali associazioni degli educatori, che chiedono da anni, l’internalizzazione del personale che si occupa del servizio, oggi assunto da cooperative sociali, stimano la spesa necessaria per una corretta erogazione del servizio in otto miliardi di euro annui.
Michele M. Ippolito