CdS. Ammessa la consumazione dei pasti di preparazione domestica nei locali della refezione

( di Massimo Asaro)

Cons. Stato, Sez. VI, sent. 05/10/2020 n. 5839 (link).

Sussiste la possibilità per gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado di essere ammessi a consumare, nel medesimo locale adibito a refettorio per i pasti forniti dalla ditta appaltatrice del servizio di ristorazione collettiva, anche i rispettivi pasti di preparazione domestica, senza divisioni e separazioni rispetto agli altri fruitori, garantendo ed assicurando per tutti i discenti l’assistenza educativa del personale docente oltre che le dovute prestazioni di pulizia e di sanificazione dei locali senza oneri in capo alle famiglie.

Per il giudice amministrativo tale possibilità è riconducibile alla posizione di interesse legittimo, «quale esplicazione del diritto costituzionale alla scelta alimentare tutelato dagli articoli 2 e 32 Cost., deve avere pari dignità rispetto a qualsiasi altra scelta clinica, etica o religiosa, specie in presenza di documentate ragioni igienico-sanitarie» (Cons. Stato, VI, ord. 06/12/2019 n. 6074) e che quindi la sua esplicazione non comporta necessariamente una modalità solitaria di consumazione del pasto, dovendosi, per quanto possibile, garantire, da parte dell’Amministrazione scolastica, la consumazione dei pasti degli studenti in un tempo condiviso che favorisca la loro socializzazione.

Per il giudice ordinario (Cass. civ., SS.UU., sent. 30/07/2019, n. 20504) «un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile e, quindi, non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, i quali possono esercitare diritti procedimentali, al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche, in attuazione dei principi di buon andamento dell’amministrazione pubblica».

Il Consiglio di Stato, nel solco segnato dai suddetti precedenti, ha confermato che le controversie inerenti le pretese dei genitori (e i regolamenti o i dinieghi delle Istituzioni scolastiche) rientrano nella giurisdizione amministrativa.

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