L’amministrazione finanziaria può sempre sindacare la deducibilità dei costi indicati a bilancio

(Gianluca Tarantino) “In tema di dichiarazione dei redditi di una società, quale che sia il loro valore di libro risultante dal suo bilancio regolarmente approvato dall’assembla dei soci con il consenso del collegio sindacale, l’amministrazione finanziaria può sempre sindacare la deducibilità dei relativi costi, ove dimostri che non il valore reale del bene materiale o immateriale è stato iscritto in bilancio, ma quello che risulta frutto della violazione dei principio fissato dall’art. 2423, comma secondo, c.c. in forza del quale l’imprenditore deve iscrivere tutte le poste in bilancio al loro valore reale, non potendo inserire poste inesistenti o sopravalutate

Con la pronuncia del 13 luglio 2020, n. 14872, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire i poteri dell’Amministrazione Finanziaria dello Stato in ordine alle modalità di redazione del bilancio di una società per azioni e, in particolare, relativamente alla possibilità di sindacare la deducibilità di alcuni costi iscritti a bilancio.

Nel caso di specie, la società aveva redatto proprio il bilancio indicando, tra i costi deducibili, l’avviamento, secondo la previsione di cui all’art. 2426, n. 6, c.c., per il quale l’avviamento può essere iscritto nell’attivo con il consenso – ove esistente – del collegio sindacale e se acquistato, unitamente all’azienda, a titolo oneroso.

La questione posta dall’Agenzia delle Entrate riguardava l’effettività dell’importo iscritto posto che, se non è in discussione la possibilità di iscrivere l’avviamento a bilancio secondo le condizioni testè riferite, al tempo stesso, nella redazione del bilancio, è necessario rispettare il principio di correttezza e veridicità di cui all’art. 2423, secondo comma.

Nel caso di specie, per contro, era emerso che non solo il collegio sindacale della società non aveva fornito il proprio consenso ma la stessa cessione di azienda dalla quale derivava l’avviamento in esame era stata effettuata tra una società cedente che controllava – possedendone integralmente le sue azioni – quella cessionaria, ossia all’interno di soggetti giuridici facenti parte del medesimo gruppo societario. Da ciò, l’erroneità della decisione della commissione tributaria che in primo grado aveva dato torto all’amministrazione, ritenendo – non correttamente – che il costo dell’avviamento indicato in bilancio fosse deducibile.

In termini analoghi si era espressa la Cassazione: Cass. 16/04/2008, n. 9950, in Fisco, 2008, 19, 1, 3495

testo della decisione

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