Consiglio di Stato: gli alunni possono consumare il proprio pasto nei locali della mensa scolastica

di Carlo Piscitelli

(Sent. Consiglio di Stato n.7640/2020)

Gli esercenti la potestà genitoriale sul figlio minore hanno chiesto e ottenuto la riforma della sentenza del Tar Lombardia contro un Istituto scolastico che aveva negato agli alunni il consumo del pasto domestico, in luogo della ristorazione collettiva, presso la mensa scolastica.

Il Consiglio di Stato, precisando che l’interesse pubblico connesso all’esercizio delle mense scolastiche trascende quello dei singoli utenti per interessare il più vasto ambito della salute e dell’economia nazionali, con sentenza n.7640 del 2/12/2020 ha stabilito che gli alunni possono consumare individualmente il proprio pasto presso la mensa scolastica secondo modalità che favoriscano la socializzazione degli alunni, ma soprattutto ne azzerino i rischi in materia di salute e sicurezza (D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81), ed in ogni caso sotto la vigilanza del corpo docente, dato che nell’orario obbligatorio è compreso anche quello dedicato alla refezione.

Il tribunale amministrativo precisa che il servizio di mensa scolastica è definibile, in base alle disposizioni vigenti, non soltanto “facoltativo a domanda individuale” ma anche come strumentale all’attività scolastica e tuttavia strettamente collegato al diritto all’istruzione; la ristorazione scolastica non è soltanto semplice soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali, ma anche educazione e promozione della salute dei bambini, coinvolgente anche i docenti e i genitori attraverso la promozione di abitudini alimentari corrette, mentre la relativa vigilanza compete alle ASL (Servizi Igiene Alimenti e Nutrizione), e agli enti locali mentre agli istituti scolastici spetta organizzare il servizio secondo le rispettive necessità.

La posizione giuridica soggettiva azionata dagli esercenti la potestà genitoriale è di interesse legittimo, dovendosi conseguentemente riconoscere in capo a ciascun Istituto scolastico una vera e propria potestà organizzativa, implicante motivate valutazioni discrezionali in ordine, tra l’altro, alle modalità della relativa prestazione, che possano renderne sicuro ed efficiente lo svolgimento.

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