Se qualcuno dei venticinque lettori del mio precedente intervento “Cosa accade ai vigili che con l’auto di servizio accompagnano due signore alla festa di laurea? Breve commento alla sentenza Corte di conti Campania 32 depositata il 16 febbraio 2026” ricordasse la mesta conclusione che facevo in merito alla quantificazione del danno all’immagine, potrebbe essere interessato a questa recente pronuncia.
Il caso è semplicissimo: la Corte dei Conti Emilia Romagna nella pronuncia 39/26 condanna un assistente amministrativo che si era ripetutamente assentato dal lavoro avvalendosi di certificazioni false.
Come nel caso affrontato dalla Corte dei conti Campania anche qui è pacifica la commissione di un reato da parte del dipendente, con assenza arbitraria dal servizio.
Come in quel caso la Procura chiede innanzitutto la condanna per il tempo sottratto al servizio, che nel caso della sentenza campana era di poco più di 100 €, mentre nel caso attuale è di poco più di 600 €, vale a dire le giornate di assenza arbitraria.
La differenza è nell’altra voce di condanna. Nel caso della Corte Campania il danno all’immagine veniva ipotizzato dalla Procura in sei volte l’ultima retribuzione mensile dei due condannati, quindi equitativamente per cica 13.000 € a testa, mentre la Corte lo quantificava invece, applicando il comma 1 sexies dell’art 1 della L 20/94, nel doppio dell’utilità illecitamente percepita dal dipendente, e quindi in poco più di 200 €.
Nel caso di cui ci occupiamo oggi invece la Procura chiede equitativamente dieci volte il danno patrimoniale arrecato, quindi circa 6.200 €. La Corte questa volta sceglie di mantenere un criterio equitativo, però lo quantifica non in dieci ma in cinque volte il danno arrecato, quindi 3.100 €.
Il lettore di entrambe le pronunce a questo punto resta inevitabilmente un po’ sconcertato.
Il doppio della giornata lavorativa non lavorata contro sei mensilità chieste dalla Procura (una bella differenza …) nel caso precedente. Cinque e non le dieci volte le giornate non lavorate lavorative come richiesto dalla Procura nel nostro caso.
E’ evidente che almeno una delle due Corti abbia preso un abbaglio. O forse tutte e due. Qual è il criterio, o meglio il parametro corretto di quantificazione del danno all’immagine? L’equità non può portare a risultati così distanti, perché così diventa arbitrio.