Tar Liguria: La chiusura di un dehors richiede il permesso di costruire

(SF) Un’impresa ricorre al TAR (685/2020) perché dopo avere installato dei pannelli nel dehors il Comune ha richiesto il pagamento degli oneri corrispondenti al rilascio del permesso di costruire in sanatoria, in relazione alle disposizioni contenute nella legge regionale.

Il Tribunale regionale della Liguria, respingendo il ricorso afferma che secondo il consolidato orientamento pretorio, tutti i manufatti funzionali a soddisfare esigenze permanenti, aventi dimensioni non trascurabili, necessitano del titolo abilitativo edilizio, in quanto risultano idonei ad alterare lo stato dei luoghi, con un sicuro incremento del carico urbanistico, a nulla rilevando la precarietà strutturale, la rimovibilità e l’assenza di opere murarie, trattandosi di strutture deputate ad un uso perdurante nel tempo.

In particolare risulta necessario il titolo edilizio per installare dehors, verande attrezzate, chioschi, gazebi e altri manufatti stabilmente destinati ad estensione dell’attività di pubblici esercizi: si tratta, infatti, di strutture che devono essere qualificate come nuove costruzioni ai sensi dell’art. 3, comma 1 lett. e.5) del d.p.r. n. 380/2001, in quanto comportano una consistente trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e non possono essere considerate precarie, venendo utilizzate in modo duraturo nel tempo e svolgendo quindi la stessa funzione di una vera e propria costruzione.

Il dehor chiuso realizzato da quell’impresa amplia la superficie utile e la volumetria del ristorante, così incidendo significativamente ed in modo permanente sull’assetto urbanistico e sul tessuto edilizio.In proposito, non coglie nel segno la tesi ricorsuale secondo cui nel caso in esame la chiusura del dehor costituirebbe una mera ristrutturazione, sia in quanto eseguita su una struttura già tamponata completamente su tre lati e per oltre la metà sull’ultimo lato, sia perché avrebbe comportato la trasformazione di locali costituenti mera superficie accessoria in locali con superficie agibile ai sensi dell’ (allora vigente) art. 10, comma 2, lett. d) della L.R. n. 16/2008.

La veranda originariamente realizzata rientrava nella categoria dei dehors c.d. aperti di cui all’art. 8.13.2 del P.U.C. e, come tale, non costituiva né una superficie accessoria né un volume urbanisticamente rilevante, con la conseguenza non era necessario munirsi di titolo edilizio, né pagare alcun contributo di costruzione.

L’intervento in questione, invece, comportando la chiusura del dehor su quattro lati, ha determinato la creazione di un nuovo volume prima non esistente, configurando così una nuova costruzione ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. e.5) del d.p.r. n. 380/2001 e dell’art. 15, comma 1, lett. e) della L.R. n. 16/2008, applicabile ratione temporis.

Oltretutto, la tesi della ricorrente darebbe luogo ad un’evidente elusione della tariffa comunale, in quanto si potrebbe realizzare un dehor chiuso fruendo della riduzione del 20% mediante l’espediente di montare dapprima una struttura solo parzialmente tamponata (senza versamento di oneri) e, in seguito, serrarla su tutti i lati.

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